C'è un modo per capire Ferrara che non passa dai libri di storia e dalle fotografie, ma da un paio di scarpe comode. Basta camminare, lentamente, senza fretta, nel reticolo di strade che collega il Castello alla Cattedrale, e da lì scivolare nelle vie strette di quello che fu il Ghetto Ebraico, fino ai portici bassi di Via delle Volte. In pochi isolati, la città racconta secoli di potere, fede, sapere e memoria. Un centro medievale che non è rimasto fermo nel tempo: è ancora vivo e attivo, ancora capace di sorprendere.






ph. Pierluigi Benini
Il Castello Estense, il punto di partenza
Il punto di partenza è il più scenografico: il Castello Estense, con il suo fossato, le imponenti torri e i ponti levatoi che ancora oggi si allungano verso il nord e il sud della città. Costruito a partire dal 1385 come fortezza difensiva, divenne presto residenza della corte più raffinata d'Italia. Gli Este non furono solo signori militari: furono mecenati, costruttori, e - fatto non secondario per capire il quartiere che visiteremo dopo - governanti straordinariamente aperti verso la comunità ebraica. Quando nel 1492 gli ebrei sefarditi furono cacciati dalla Spagna, furono proprio gli Este ad accoglierli a Ferrara, offrendo rifugio e possibilità a stampatori, medici, mercanti e intellettuali che avrebbero contribuito alla fortuna culturale della città.
Il Palazzo Ducale
A pochi passi dal Castello, affacciato sulla stessa piazza, il Palazzo Ducale, affacciato su Piazza del Municipio, rappresenta l'altro volto del potere ferrarese: quello civico, amministrativo, pubblico. La piazza che li unisce, oggi Piazza Castello, era il centro della vita politica medievale, il luogo dove si incrociavano le decisioni della corte e quelle della città. Vale la pena fermarsi un momento qui, prima di proseguire, per sentire il peso di questo asse: il castello da un lato, il municipio dall'altro, la cattedrale a breve distanza. La storia si respira nel cuore della città
La Cattedrale e il suo Museo: fede e arte in un isolato
La Cattedrale di San Giorgio Martire chiude, appunto, un triangolo di grande importanza. Costruita a partire dal 1135, con la sua facciata in marmo rosa, in parte romanica e in parte gotica, e le logge che scandiscono il fianco su Piazza Trento e Trieste, permette di viaggiare nel tempo, tra stili e virtuosismi, fino all’ultimo intervento di inizio Settecento. A pochi passi, nell'ex chiesa di San Romano, il Museo della Cattedrale custodisce alcune delle opere più straordinarie legate alla storia del tempio e della città: una visita che merita tempo e che riserva più di una sorpresa a chi vi si ferma.
Le vie del Ghetto, il labirinto della memoria
Ed è qui che l'itinerario cambia passo e registro. Via Mazzini - già via dei Sabbioni - era la strada principale del Ghetto, quella delle botteghe e delle attività commerciali. Ancora oggi i suoi edifici si susseguono accostati l'uno all'altro in una lunga facciata continua, mentre all'interno nascondono cortili e passaggi che non si vedono dalla strada. Da via Mazzini ci si addentra in via Vignatagliata e via Vittoria: vie residenziali, più strette, con case in mattoni a vista, portali decorati e balconcini in ferro battuto. Il ghetto fu disposto nel 1624, quando Ferrara era già passata sotto il controllo dello Stato Pontificio, e per oltre due secoli racchiuse la comunità tra cinque cancelli che si chiudevano ogni sera al tramonto. Al civico 95 di via Mazzini si trova ancora oggi il complesso delle sinagoghe, sede della Comunità Ebraica. Camminando in queste vie è impossibile non sentire la presenza di Giorgio Bassani, che qui insegnò e ambientò alcune delle pagine più intense del suo Romanzo di Ferrara; arrestato nel 1943 per antifascismo, lasciò poi la città.
Oggi, l’antico Ghetto è un quartiere dalla grande vitalità, tra negozi, piccoli caffé, locali tradizionali, nell'atmosfera di un luogo che ha scelto di non dimenticare, attraverso la gioia di vivere.
Palazzo Paradiso
Al termine di via Mazzini, vale la pena fare una piccola curva a destra, verso via delle Scienze. Qui si trova Palazzo Paradiso, una delle tante delizie estensi che il tempo ha trasformato in qualcosa di diverso: oggi è la sede della Biblioteca Ariostea, la più importante biblioteca civica di Ferrara.
Nel palazzo sono custodite dal 1801 le spoglie di Ludovico Ariosto. Ma il tesoro nascosto è un altro: al suo interno si trova il Teatro Anatomico Giovanni Tumiati, realizzato nel 1731, uno dei rari esempi sopravvissuti di questo tipo in Italia. È una sala ottagonale, intima e silenziosa, dove per circa un secolo si tennero lezioni pubbliche di anatomia. Un luogo che mescola la storia della scienza con quella dell’architettura, e che vale la visita anche solo per l’atmosfera che sa restituire. Non a caso il palazzo si trova a ridosso del Ghetto: due mondi vicini, separati da pochi metri e da secoli di storia intrecciata.
Via delle Volte
L’ultima tappa è la più fisica, la più materiale. Via delle Volte è uno dei luoghi medievali più suggestivi e riconoscibili di Ferrara: una strada punteggiata da archi, volte e passaggi sospesi che collegavano i magazzini sul lato del fiume alle botteghe e alle abitazioni verso il centro. Qui si sente soprattutto la città del commercio, del lavoro, della vita quotidiana. I mattoni scuri, la luce filtrata, il silenzio inaspettato rispetto al centro fanno di Via delle Volte una chiusura perfetta per un itinerario che attraversa secoli e anime diverse di Ferrara. E aiutano a capire che questa città, sotto l’eleganza rinascimentale, ha radici medievali profonde e tenaci.







