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Nel cuore di Ferrara, tra il Castello Estense e la Cattedrale, c’è una figura che domina la piazza con le braccia alzate e lo sguardo severo: è la statua di Girolamo Savonarola, uno dei monumenti più riconoscibili del centro storico.
E secondo una tradizione tutta ferrarese… meglio non incrociare i suoi occhi.





Chi era Savonarola?
Nato a Ferrara nel 1452, domenicano e predicatore infuocato, Savonarola divenne celebre a Firenze per le sue invettive contro la corruzione morale e politica del tempo. Dopo aver guidato la città in una fase turbolenta della sua storia, fu scomunicato e condannato a morte: nel 1498 venne impiccato e bruciato in Piazza della Signoria.
Il monumento ottocentesco
Ferrara gli dedicò un monumento solo nel 1875. A realizzarlo fu lo scultore centese Stefano Galletti, che lo raffigurò con le braccia alzate in atteggiamento oratorio, sopra una catasta di legna che richiama il rogo fiorentino. L’inaugurazione, avvenuta il 23 maggio 1875 alla presenza del futuro re Umberto I, fu un evento solenne: Savonarola divenne simbolo di una coscienza civile capace di sfidare il potere.
Tra guerra e superstizione
Durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale la statua subì danni, ma rimase in piedi. Nel tempo il monumento è entrato anche nel folklore cittadino: non è raro vederlo con una sciarpa della SPAL nelle grandi occasioni sportive. Ma la tradizione più curiosa riguarda il suo sguardo. A Ferrara si dice che non si debba guardarlo negli occhi, per evitare la sfortuna. Nessuna spiegazione ufficiale, solo una di quelle credenze che si tramandano con un sorriso.
Un simbolo nel cuore della città
Oggi la statua di Savonarola è uno dei punti di riferimento del centro storico, a pochi passi dai principali monumenti. Non è solo un ricordo del passato, ma una presenza viva nello spazio urbano.
Se stai visitando Ferrara, fermati in Piazza Savonarola e osserva questo monumento da vicino. Negli occhi magari no. Ma la scelta è tua
Questo articolo è stato redatto in collaborazione con Filo Magazine a partire dall'originale di Debora Clerici.







