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Per tre giorni giornalisti, scrittori e pubblico provenienti da luoghi diversi si incontrano nel centro storico di Ferrara per parlare di ciò che succede nel mondo. È Internazionale a Ferrara, il festival nato nel 2007 dall’esperienza dell’omonima rivista e arrivato nel 2026 alla sua ventesima edizione.
Incontri, approfondimenti, documentari e produzioni audio compongono un programma diffuso tra diversi spazi cittadini. Ma una parte dell’esperienza sta anche fuori dalle sale: nei tragitti a piedi, nelle piazze attraversate tra un appuntamento e l’altro e nel modo in cui, per un weekend, festival e città finiscono per mescolarsi.






Le fotografie presenti nella gallery provengono dall’articolo originale di Filo Magazine. Crediti fotografici: Alessandro Abbasciano, Giorgio Montersino e archivio Occhiaperti.it.
Un festival nato quasi per esperimento
La prima edizione di Internazionale a Ferrara si tenne nel 2007. Il programma stava in un foglio A4 e non prevedeva nemmeno eventi contemporanei.
Chiara Nielsen, vicedirettrice di Internazionale e direttrice del festival, ricorda in particolare il momento in cui arrivò in Piazza Municipale e la trovò piena di persone, soprattutto giovani. Fu allora che gli organizzatori capirono che quell’esperimento aveva intercettato un forte desiderio di incontrarsi e confrontarsi dal vivo.
Da allora la manifestazione ha mantenuto uno stretto legame con la rivista. Nielsen la descrive come una sorta di numero speciale costruito dal vivo insieme al pubblico, nel quale temi e linguaggi del settimanale prendono la forma di incontri, proiezioni e altri appuntamenti.
Ferrara fa parte del festival
Una delle caratteristiche di Internazionale a Ferrara è la concentrazione delle sue sedi nel centro storico. Puoi uscire da un incontro e raggiungere a piedi quello successivo, attraversando nel frattempo strade e piazze della città.
È una dimensione che colpisce anche chi arriva dall’estero. Nielsen racconta lo stupore di alcuni ospiti internazionali davanti a una città dove ci si sposta facilmente a piedi, le biciclette attraversano le strade medievali e un castello circondato dal fossato occupa il pieno centro.
Negli anni gli organizzatori hanno valutato anche la possibilità di allargare il raggio del festival, ma la sua dimensione raccolta è rimasta uno degli elementi che lo caratterizzano.
E così, durante Internazionale, anche gli spostamenti diventano parte della giornata: un incontro, una passeggiata, una piazza, un altro appuntamento. Con la possibilità, quando una sala è piena, di cambiare programma e finire ad ascoltare qualcosa che non avevi previsto.
Tanti modi per raccontare quello che succede nel mondo
Il festival porta dal vivo l’approccio giornalistico di Internazionale, con l’obiettivo di offrire strumenti per comprendere i temi contemporanei attraverso prospettive provenienti da paesi e contesti differenti.
Accanto agli incontri con giornalisti e ospiti internazionali, nel tempo sono nati formati diversi. Tra questi ci sono il Reporter Slam e le rassegne Mondovisioni e Mondoascolti, dedicate rispettivamente a documentari e produzioni audio.
In vent’anni sono passati da Ferrara John Berger, Arundhati Roy, Svjatlana Aleksievic, Denis Mukwege, Angela Davis, Hanif Kureishi e Marjane Satrapi, insieme a molte altre voci del giornalismo e della cultura internazionale.
È anche questa varietà a permetterti di costruire il tuo festival: partire dagli appuntamenti che avevi segnato e lasciare abbastanza spazio per cambiare strada, sala o argomento durante la giornata.
Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Filo Magazine a partire dal contributo originale di Alessandro Orlandin.






