LUOGHI STORICI

Ghetto Ebraico

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Ghetto Ebraico

La storia della città di Ferrara è strettamente legata a quella della sua antichissima comunità ebraica. Il quartiere medievale è ancora oggi sede della sinagoga e conserva la memoria storica di un passato non sempre facile, tra le vie dell’antico ghetto. Era Via Mazzini la strada principale del ghetto ebraico, ospitante le attività commerciali e sociali della comunità. Percorrendo le strade di quello che è stato il ghetto cittadino vi sembrerà di sentire i racconti di Bassani, di rivivere un’epoca così lontana eppure così evidente e chiara nella storia di Ferrara. 

Cenni Storici

La presenza di una comunità ebraica a Ferrara è attestata in modo continuativo fin dal XIII secolo, precedendo di diversi secoli l’istituzione del ghetto. La Corte Estense accolse e dette rifugio a numerosi intellettuali ebrei durante il Rinascimento, dimostrandosi particolarmente magnanima e impiegando i fuggitivi - spesso provenienti dalla Spagna - a Corte. 

Nel 1597 lo Stato Pontificio ristabilì il controllo sulla città e, dopo l’emanazione di diversi editti, nel 1624 iniziò la costruzione del ghetto ebraico. L'imposizione arrivò pochissimi anni dopo per i circa 1500 ebrei residenti in città.Per oltre un secolo la comunità dovette rispettare la totale reclusione dall’ora del tramonto all'alba del giorno successivo, per poi andare incontro ad un periodo di tolleranza intermittente, fino all’unità d’Italia.

Le leggi razziali del 1938 diedero inizio alle terribili persecuzioni che avrebbero poi portato alla Seconda Guerra Mondiale: tra 1941 e 1945 i fascisti rubarono e distrussero molti beni della comunità anche a Ferrara, e deportarono quasi 200 persone di religione ebraica. Il ghetto, di fatto, tornò tristemente in funzione.

La vita della comunità ebraica si svolse dunque, tra via Mazzini, via Scienze, via Vittoria, via Contrari e via Vignatagliata, fino alla fine della Seconda Guerra. Due lapidi, in via Vignatagliata, ricordano il rabbino, medico e filosofo Isacco Lampronti, noto per l'enciclopedia talmudica Paḥad Yiṣḥāq. Nella medesima via, al civico 79, l’edificio medievale che ospitava la scuola ebraica; precedentemente solo asilo e scuola elementare, dal 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, la scuola ospitò tutti gli studenti e gli insegnanti ferraresi di religione ebraica, tra i quali un giovane e neolaureato Giorgio Bassani, arrestato poi nel 1943 con la chiusura dell’istituto. 

Dei cinque cancelli che racchiudevano il ghetto ebraico restano fortunatamente solo alcuni indizi, mentre della presenza della comunità ebraica in città non si sono mai perse le tracce: oltre alle tre sinagoghe del civico 95 di via Mazzini, dal 2013 Ferrara ha ospita il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.

La Sinagoga

Al civico 95 di via Mazzini si concentrano tre delle molteplici sinagoghe del ghetto ebraico, e restano le uniche attive al giorno d’oggi. L’edificio che le ospita fu acquistato nel 1485 dal ricco banchiere romano Ser Samuel Melli che volle donarlo alla comunità ebraica del tempo. La casa è tuttora il centro di aggregazione per l’ormai piccola, ma molto attiva, comunità locale. All’interno del palazzo sono ancora visitabili e attivi l’ex Tempio Tedesco (Ashkenazita), impiegato oggi per le cerimonie più solenni, e l'ex Sinagoga di rito italiana che oggi offre il suo elegante e ampio salone alle celebrazioni comunitarie e ad alcune conferenze. Non è più in funzione invece l’Oratorio Fanese, il piccolo tempio risalente XIX secolo che veniva comunemente utilizzato per i riti del sabato. All’epoca, tre sinagoghe di diversa natura nello stesso immobile rendevano possibile, ad una comunità così nutrita, il compimento di riti differenti a seconda della provenienza delle famiglie.

Ai lati del portone d'ingresso sono ancora più che evidenti due lapidi in marmo in ricordo degli oltre cento deportati e dell’orrore delle persecuzioni razziali.